“Come posso ringraziare il Signore per tutto ciò che mi ha dato?”

Con questa domanda suor Ermanna Mirandola, ci porta subito all’essenza e al senso più profondo di 30 anni di vita missionaria spesi tra São Tomé e l’Angola. Una vita sancita da partenze e ritorni, un impegno quotidiano, spesso faticoso, per aiutare la gente e una fede vissuta nella concretezza di un costante ‘problem solving’ quotidiano.

Sono sempre stata timida, pensavo di non farcela. Per fortuna, però, il desiderio di seguire il Signore e aiutare gli altri ha vinto ogni paura”, ci rivela.

Quando nel 1990 Papa Giovanni Paolo II lancia la chiamata missionaria, Suor Ermanna aveva già nel curriculum 20 anni di vita religiosa. Decide di rispondere si, e quel si pronunciato con trepidazione diventa il fil rouge di tutta la sua esistenza.

Una casa per chi non ne aveva

La prima tappa è Santana, un villaggio tropicale, oggi adorato dai sub, nell’isola di São Tomé. Lì, insieme ad altre Suore Canossiane visionarie e illuminate, crea una casa rifugio per studentesse che vivevano troppo lontano dalla scuola, con il rischio costante di abbandono scolastico.

Non avevamo molto,” ricorda con un sorriso, “ma avevamo spazio infinito nel cuore.”

Negli anni successivi, suor Ermanna si sposta tra LuandaCassendaGolfo e Sapú, per poi tornare di nuovo a São Tomé, sempre lasciando dietro di sé una scia di accoglienza, di ascolto e di educazione; sempre formando novizie, accompagnando i giovani, portando conforto ai malati e alle famiglie delle periferie dove la povertà è una costante. difficile da debellare.

Luena: due piccole donne e otto sogni giovani

Oggi suor Ermanna vive a Luena, nel cuore dell’Angola, in una piccola comunità che lei stessa descrive con le parole della fondatrice, Santa Maddalena di Canossa:

Due donne minute, ma con un cuore grande quanto il mondo.”

Luena ha un ruolo cruciale nell’accordo di pace del 2002 che, dopo anni di guerra, ha invertito il corso della storia del paese. Oggi è una città attraversata dalla ferrovia del Benguela, un tempo rotta mineraria. oggi snodo principale per le economie locali, piena di bambini scalzi che tornano da scuola, una città vivace dove convivono popoli diversi — Chócues, Ganguelas, Ovimbundos, Luvales — in una poliedricità di lingue e tradizioni che la rendono un macrocosmo di micromondi. Luena è una città che sta cambiando e dove, accanto alle case in mattoni, sorgono scuole, centri sociali e un nuovissimo impianto solare fotovoltaico, simbolo di una speranza concreta e sostenibile. In questo affresco metropolitano in evoluzione, Madre Ermanna, una consorella e otto giovani novizie, si muovono veloci tra i bambini, gli anziani in cerca di compagnia e cibo, aiutando concretamente la comunità.

Una fede che si fa presenza

La testimonianza di suor Ermanna non ha toni eroici: per lei servire è normale, è la sua quotidianità. “Ringrazio il Signore con tutto il cuore per ciò che ha realizzato nella mia vita.
Tutto è grazia, tutto è amore
.”

Dopo 31 anni di missione, il suo sorriso resta quello di chi ha scoperto che la gioia più grande non sta nel ricevere, ma nel donarsi — giorno dopo giorno, in operoso e sereno silenzio.

 Le Canossiane in Africa

Le Figlie della Carità Canossiane operano oggi in oltre 30 Paesi del mondo, di cui 12 nel continente africano, tra scuole, ospedali, centri sociali e missioni pastorali.
In Angola e São Tomé promuovono l’educazione, la formazione delle donne, la sanità di base e l’accompagnamento spirituale delle comunità locali.
Il loro carisma, nato dal cuore di Santa Maddalena di Canossa, continua a tradursi in azioni quotidiane di amore e di servizio, soprattutto tra i più poveri.

Cos’è la “chiamata alla missione” di Giovanni Paolo II

Negli anni ’80 e ’90, Papa Giovanni Paolo II lanciò un forte appello ai religiosi e ai laici perché la Chiesa rinnovasse il suo impegno missionario, soprattutto verso i Paesi dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina. Erano gli anni del boom della globalizzazione, ma anche di forti disuguaglianze, guerre e povertà: il Papa chiedeva alla chiesa di uscire dai propri confini, dalla sicurezza delle Chiese occidentali e andare verso le periferie del mondo.

A rafforzare questa chiamata mondiale, contribuì l’Enciclica Redemptoris Missio (7 dicembre 1990), dedicata interamente al senso e alla necessità della missione cristiana.
In quel documento, Giovanni Paolo II scriveva:

“La missione rinnova la Chiesa, rafforza la fede e l’identità cristiana, dà nuovo entusiasmo e nuove motivazioni.”
(Redemptoris Missio, n. 2)

Lui stesso, durante i suoi viaggi apostolici — ne fece più di 40 solo in Africa — invitava religiosi e religiose di tutto il mondo a partire per servire nei territori più poveri, non solo per evangelizzare, ma anche per educare, curare, accompagnare, costruire scuole e ospedali.