Vivere nell’unità è una grazia che dobbiamo chiedere al Signore ogni giorno. È la garanzia di una vera missione, che nell’amore trova la sua sostanza. Senza unità, la missione si indebolisce; senza amore, si svuota.
Camminando ogni giorno nel desiderio di crescere in questo atteggiamento, il nostro sguardo cambia. Cominciamo a guardare l’altro e le diverse situazioni con gli occhi della fede, e non più secondo i nostri criteri, pregiudizi o preferenze. Allora ciò che è diverso e distinto smette di essere una minaccia e si rivela una ricchezza. La capacità di collaborazione cresce, la fiducia si rafforza e si favorisce questa unione così preziosa.
Conviene precisarlo: l’unità missionaria non è uniformità. Non si tratta di pensare tutti allo stesso modo, né di fare tutti la stessa cosa, né di spegnere ciò che ciascuno è. La vera unità conserva la diversità come ricchezza e come complemento. San Paolo lo espresse con l’immagine del corpo: molte membra, ciascuna con la sua funzione, e un solo Spirito che le anima (cf. 1 Cor 12,12-27). Nessuno è di troppo, nessuno vale più di un altro, e tutti abbiamo bisogno gli uni degli altri. Così, tutti ci uniamo nella diversità.
Questa è la bellezza della Chiesa missionaria: carismi diversi, culture diverse, storie diverse, un solo amore. Ed è questo amore, vissuto e condiviso, che rende credibile l’annuncio del Vangelo.
In questo mese missionario, preghiamo per coloro che annunciano Cristo nei luoghi più lontani, e chiediamo anche la grazia dell’unità nei nostri ambienti: la famiglia, la comunità, il lavoro.
Signore, rendici una cosa sola nel tuo nome, senza cancellare ciò che ciascuno è. Il tuo amore sia la sostanza della nostra missione.
E tu, sei disposto a guardare l’altro con gli occhi della fede e a scoprire nella sua diversità una ricchezza per la missione?