Vogliamo ringraziare il Signore per il dono della vita di Giuseppina Bakhita, dono di Dio per la nostra famiglia religiosa canossiana e per tutta la Chiesa, nel giorno dell’anniversario della sua canonizzazione, il 1° ottobre dell’anno 2000.
I santi sono un faro nel cammino di chi desidera vivere con serietà la propria ricerca di santità. Oggi vogliamo condividere con il mondo la santità della nostra sorella canossiana Santa Giuseppina Bakhita, sorella universale, sorella di tutti che con l’umiltà e la semplicità della sua vita ha conquistato tanti cuori. Chi vive per il Signore e per i fratelli — specialmente per i più fragili, per chi non ha voce, per i più bisognosi — non può passare inosservato: la sua vita di santità continua ad attirare l’attenzione ancora oggi, e ci ricorda che questo cammino non si improvvisa, si percorre giorno dopo giorno, donando la vita al Signore e, a partire da Lui, a tutti coloro che Egli ci permette di incontrare lungo il nostro cammino.
Bakhita ha conosciuto sulla propria pelle l’orrore della schiavitù e della tratta di persone, una ferita che, purtroppo, resta ancora aperta nel nostro mondo sotto forme nuove e silenziose. Ella ha saputo trasformare il dolore più profondo in perdono e gratitudine, diventando così segno di speranza per tante vittime dello sfruttamento umano. Per questo, in sua memoria, la Chiesa l’ha proclamata anche patrona delle vittime della tratta.
Oggi vogliamo ricordare a tutti le parole di San Giovanni Paolo II nella sua omelia in occasione della canonizzazione della nostra sorella universale:
“Sono anche lieto di salutare i Vescovi e i fedeli sudanesi che hanno viaggiato fino a Roma per la canonizzazione di suor Giuseppina Bakhita. In modo particolare saluto le Figlie della Carità, la grande famiglia canossiana alla quale appartenne Giuseppina Bakhita”.
Il suo (di Bakhita) è un messaggio di bontà eroica ad immagine della bontà del Padre celeste. Ella ci ha lasciato una testimonianza di riconciliazione e di perdono evangelici, che recherà sicuramente conforto ai cristiani della sua patria, il Sudan, così duramente provati da un conflitto che dura da molti anni e che ha provocato tante vittime. La loro fedeltà e la loro speranza sono motivo di fierezza e di azione di grazie per tutta la Chiesa. In questo momento di grandi tribolazioni, suor Bakhita li precede sulla via dell’imitazione di Cristo, dell’approfondimento della vita cristiana e dell’incrollabile attaccamento alla Chiesa.
La santa figlia d’Africa si rivelò veramente una figlia di Dio: l’amore e il perdono di Dio furono realtà tangibili che trasformarono la sua vita in modo straordinario. Giunse a provare gratitudine per i mercanti di schiavi che la catturarono e verso coloro che la maltrattarono, poiché, come avrebbe poi affermato, se quelle cose non fossero accadute, non sarebbe mai divenuta una cristiana né una suora della comunità canossiana”.
In questo giorno, uniamo la nostra preghiera per la pace nel mondo e per tutte le persone che ancora oggi sono vittime della tratta e della schiavitù moderna, affinché, come Bakhita, incontrino lungo il loro cammino qualcuno che restituisca loro dignità e libertà, e affinché non manchino mai mani e cuori disposti a liberarle.
E a te che leggi queste righe: cosa ti dice oggi la santità di Bakhita? Credi che la santità sia riservata solo ad “alcuni eletti”, oppure anche tu sei chiamato a percorrere, con semplicità e nella tua vita quotidiana, il tuo cammino verso di essa?