Quello pronunciato da Madre Lucia Cupis e dalle sue prime compagne non fu soltanto una partenza geografica: fu un attraversamento dell’ignoto. Un passo oltre i confini conosciuti, verso terre lontane che nessuna di loro aveva mai visto, affidandosi non a certezze umane, ma alla sola Divina Provvidenza. Era un tempo in cui i viaggi non concedevano comodità né garanzie. I mari potevano diventare tempesta, le rotte cambiare improvvisamente, le distanze dilatarsi fino a sembrare infinite. Eppure, sei donne — fragili solo in apparenza — lasciarono la sicurezza della loro terra per seguire una chiamata più grande di loro.

Madre Lucia Cupis (Venezia) e le sue cinque figlie — Madre Claudia Compagnotti (Venezia) insieme alle sorelle di Pavia, Madre  Giovanna Scotti , Madre Rachele Tronconi,  Madre. Giuseppina Testera e Madre Maria Stella — accompagnate da Padre Burghignoli, arrivarono verso mezzogiorno del 26 febbraio a Trieste. Si avviarono all’ospedale diretto dalle Ancelle della Carità, situato a grande distanza, per passarvi la notte. Padre Burghignoli pernottò invece in casa di un distinto signore, il Cav. Napari, che, incontrato per via, fece loro da guida e si prestò anche alla consegna dei bagagli.

Fu quindi facile, al mattino del 27 febbraio, imbarcarsi per salpare verso Alessandria. Contemporaneamente, Madre Cupis inviò notizie del viaggio a Venezia e a Pavia: da Trieste, da Alessandria, dal Cairo, dove si fermarono tre giorni ed ebbero la fortuna di visitare la grotta che per sette anni fu l’abitazione di Maria, di Gesù Bambino e di San Giuseppe; quindi da Suez.

Qui, giunte in ferrovia al mattino, si imbarcarono nel pomeriggio sul vascello inglese “Colombo”. Attraversarono il Mar Rosso e, dopo una breve fermata ad Aden, il 15 marzo si trovarono dinanzi all’Oceano Indiano.

L’opera della Divina Provvidenza fu evidente, poiché ovunque le Madri ricevettero accoglienze gentilissime e premure caritatevoli. Al Cairo, il Signore fece incontrare alle sue spose il conte Colleoni, che pure doveva imbarcarsi sul “Colombo” e che fu loro aiuto e guida durante tutta la traversata, da Suez a Hong Kong.

Con il necessario per il corpo trovarono, passo dopo passo, anche il viatico per l’anima. Dal 15 al 25 marzo la navigazione fu tranquilla, poiché l’oceano si mostrò veramente pacifico. Che impressione, per quelle sei colombelle ignare di viaggi, trovarsi per così lungo tempo fra cielo e acqua! I magnifici panorami dell’alba e del tramonto erano seguiti da lunghe ore di sole cocente o di tenebre fitte, senza alcuna varietà di coste all’orizzonte.

Finalmente, il 25 marzo approdarono e sbarcarono a Ceylon. Qui, nel risalire sul vascello, lo trovarono cambiato: il viaggio doveva proseguire sul “Cadiz”, più piccolo del primo.

Ora il Pacifico fece provare alle viaggiatrici due giorni di burrasca. Il 31 marzo, Domenica delle Palme, approdarono a Penang. Subito ricevettero accoglienza dalle Suore Francesi della Santa Infanzia. Ricevettero la benedizione e l’ulivo dalle mani di Sua Eccellenza il Vescovo e ascoltarono la Messa celebrata da Padre Burghignoli, felici di aver santificato così la solenne festa.

Ripreso il viaggio, dopo dodici ore di navigazione giunsero a Singapore, ospiti anche qui delle Suore Francesi della Santa Infanzia. La sosta durò due giorni e fu un vero miracolo della Provvidenza se il drappello poté imbarcarsi per l’ultimo tratto fino a Hong Kong, poiché la vettura noleggiata che, come d’intesa, avrebbe dovuto condurle al porto in dieci ore non fu puntuale; anzi, per ragioni ignote, non arrivò affatto, e Padre Burghignoli dovette ricorrere a un altro mezzo.

Il mare della Cina fu sempre in burrasca e le povere viaggiatrici dovettero pagare un solenne tributo al mal di mare. La forza delle onde era tale che le scosse della nave facevano rovesciare al suolo perfino le persone sedute o coricate nei letti. Come in altre circostanze, anche questa, dopo il primo spavento, divenne motivo di allegria.

Finalmente, che respiro! Il 12 aprile il “Cadiz” approdò a Hong Kong. Scese per primo il conte Colleoni per avvertire i Padri Missionari dell’arrivo delle Suore e per noleggiare i battelli per il trasporto delle persone e dei bauli fino a terra.

Ai Padri Missionari parve quasi uno scherzo l’annuncio; ma, assicuratisi della verità, corsero tutti giulivi a bordo del vascello per incontrare le Suore. Furono accolte dal molto reverendo Don Luigi Ambrosi, procuratore della Missione; da Don Timoleone Raimondi e dagli altri missionari: Padre Gaetano Favini, Padre Simeone Volonteri e Padre Giacomo Scuratti.

Cenni Biografici di M. Lucia Cupis, Hong Kong