Il racconto di Suor Leny

Ogni anno, grazie al volontariato internazionale canossiano, giovani (ma non solo) desiderosi di aiutare gli altri e di mettersi in gioco vengono formati e assegnati alle missioni canossiane nei paesi più difficili e fragili del mondo. Oggi, vi vogliamo portare, virtualmente, in Malawi, attraverso la testimonianza di Suor Leny che, ci racconta, alcuni di questi incontri straordinari che cambiano la vita.

Proprio nel villaggio di Nsanama, in Malawi, nella chiesa di San Martino, ha preso forma una di queste storie. Durante la S. Messa del mattino, alle ore sei, lo sguardo di Suor Leny è stato attirato da una bambina di cinque anni, raccolta in una preghiera intensa e silenziosa. È inginocchiata, assorta, come se stesse parlando con Gesù da amica ad amico. Nessuno le chiede di farlo. Nessuno la guida. Il suo nome è Monila.

Ciò che colpisce ancora di più è che Monila proviene da una famiglia musulmana. Eppure, ogni mattina, con il permesso del padre e accompagnata dalla madre, entra in chiesa e partecipa alla celebrazione, rimanendo poi sola, libera di pregare. Suo fratello maggiore, Fahadi, le dice spesso con semplicità: «Tu vai dal tuo Dio, io resto con il mio». Monila non si scoraggia. Con una fede sorprendente per la sua età, continua il suo cammino.

La sua storia è segnata anche dal dolore. Un incendio ha colpito la sua casa e Monila è rimasta gravemente ustionata, con bruciature di secondo grado sul corpo. È stata accolta dalle Madri Canossiane e curata in un ospedale da loro gestito, dove ha trascorso alcuni mesi. Al ritorno a casa, le suore hanno continuato a prendersi cura delle sue ferite. In quell’esperienza di prossimità, attenzione e tenerezza, Monila ha incontrato non solo una cura medica, ma un amore che parla di Dio. È così che ha imparato a conoscere Gesù e a rivolgersi a Lui nella preghiera.

Anche Fahadi, il fratello maggiore, è entrato in questo cammino in modo silenzioso e inatteso. Aiutava come poteva durante un progetto di volontariato: portava materiali, teneva in mano i pennelli mentre si dipingevano le finestre dell’ospedale. Erano momenti semplici, condivisi, che hanno creato un legame fatto di fiducia e amicizia. Un giorno, giocando, Fahadi si è rotto un braccio. Le suore e i volontari lo hanno subito accompagnato in ospedale, seguendolo anche durante la lunga convalescenza. Non è mai stato lasciato solo: visite, piccoli doni, materiali per disegnare, la possibilità di continuare a sentirsi parte delle attività.

È stato allora che qualcosa è cambiato. Senza che nessuno glielo chiedesse, Fahadi ha iniziato ad accompagnare Monila alla Messa. Un gesto libero, nato da un’esperienza di accoglienza e appartenenza. Nessuna parola imposta, nessuna pressione: solo vita vissuta e amore ricevuto che parla dritto al cuore.

Questa è l’esperienza del volontariato canossiano, VOICA: un dono che si offre e, allo stesso tempo, un dono che si riceve. Una carità che va oltre le differenze di religione, cultura, provenienza, e lingua parlata. Una carità che costruisce fraternità, unità e comunione, rendendo concreta la visione di un mondo più umano.

Il volontariato non riguarda solo l’impegno sociale, ma anche la dimensione spirituale della vita. È condivisione del Vangelo attraverso la presenza, l’ascolto, la prossimità. Santa Maddalena di Canossa ricordava che «non c’è atto di carità verso il prossimo più perfetto che aiutarlo ad amare Dio». È questo stile evangelico che continua a ispirare il cammino di VOICA.

Con questo spirito nasce il tema del volontariato per il prossimo anno: “Il dono sei tu!”. Il 6 dicembre si è svolto il primo incontro con i giovani interessati a partecipare alla missione dell’estate 2026. Un momento di ascolto, condivisione e discernimento, che ha lasciato nei partecipanti stupore, gioia, desiderio di missione, gratitudine e voglia di servire.

Come ha condiviso suor Elizabeth, membro del team VOICA, ancora una volta è stato chiaro che il dono non è nostro, ma di Dio: a noi è chiesto solo di offrire ciò che riceviamo, con fiducia, lasciando a Lui il compimento dell’opera.

Ogni piccolo gesto di volontariato genera un impatto: immediato o destinato a germogliare nel tempo. Ciò che offriamo è il nostro tempo, la nostra presenza, il nostro essere, mossi da compassione ed empatia. È così che si costruisce una carità autentica, capace di fare la differenza nella vita delle persone e di rendere il mondo un po’ più fraterno.