A Bulihan, nelle Filippine, quattro giovani giapponesi hanno vissuto un’esperienza di volontariato che ha profondamente trasformato il loro modo di vedere il mondo, gli altri e sé stessi.
Guidati dalle Canossiane e accolti dalla comunità con calore sorprendente, hanno sperimentato ciò che è alla radice del VOICA: far conoscere e amare Gesù attraverso la profezia dell’amore e della speranza, spesso fatta di piccoli gesti più che di grandi azioni.
Da questo incontro sono nate quattro testimonianze diverse, ma unite da un filo comune: l’esperienza di sentirsi accolti, amati e chiamati a donare.
Satoshi: “Qui ho scoperto che posso essere accolto”
Per Satoshi, il volontariato in Filippine — già vissuto in passato e scelto di nuovo — è stata la scoperta di un’accoglienza mai sperimentata in Giappone.
“Ho sempre faticato nelle relazioni a scuola e al lavoro,” confida, “ma il tempo trascorso con la gente di Bulihan e con i membri VOICA è stato incredibilmente naturale. Mi sono sentito visto e accettato.”
Un’esperienza semplice, ma luminosa: sentirsi a casa lontano da casa.
Mari: “La povertà mi ha insegnato la gratitudine e la gioia del donare”
Mari racconta di aver incontrato condizioni di vita molto diverse dalle sue.
“Mi sono accorta che un ambiente pulito e senza stress non è affatto scontato,” dice.
Da questo confronto è nata una gratitudine profonda per ciò che ha e, soprattutto, una scoperta inattesa: “In Giappone abbiamo tecnologia e comodità, ma spesso manca la calda umanità che ho trovato nelle Filippine.”
La gente di Bulihan l’ha accolta con gentilezza, attenzione, amore sincero.
“E quando ti trattano con amore, nasce il desiderio di restituirlo. Voglio custodire questa gioia del donare gratuitamente.”
Un volontario: “La felicità di essere accolto”
Un altro giovane volontario riassume così la sua esperienza:
“Qui ho gustato la gioia di essere accolto e lo splendore che nasce da questa accoglienza.”
La comunità Canossiana gli ha mostrato un mondo in cui le persone accolgono tanto il grande quanto il piccolo con lo stesso spirito: un sorriso, una parola gentile, un gesto semplice… ma capace di toccare il cuore.
“È stata un’esperienza che mi ha fatto vedere un mondo possibile, un mondo che posso portare con me e condividere con gli altri.”
Risa: un viaggio interiore lungo otto anni
La storia più articolata è quella di Risa, che ha ricevuto il primo invito a partecipare al VOICA otto anni fa. All’epoca rifiutò: troppo timida, troppo insicura, troppo spaventata dal futuro.
Durante un ritiro con una suora Canossiana, tra lacrime e fragilità, confessò di temere sia il passato che il futuro, e di vivere aggrappata al presente.
La suora la ascoltò con dolcezza e le offrì un’immagine che sarebbe rimasta nel suo cuore: la parabola del vasaio e dell’argilla.
“Tu sei l’argilla — le disse — e Dio è il vasaio. Ti sta modellando con pazienza.”
Quell’immagine la affascinò e la spaventò allo stesso tempo.
Anni dopo, durante la Quaresima del Giubileo, un invito alla carità la colpì: camminare accanto ai bisognosi.
Riemerse il VOICA, e questa volta qualcosa dentro di lei era cambiato: “I timori di allora si erano affievoliti. Ora avevo il desiderio di uscire, di servire.”
La missione la portò in Filippine, dove scoprì che essere “profeti di amore e speranza” non significa compiere grandi imprese, ma esserci: sorridere, ascoltare, aiutare con ciò che si sa fare.
Ogni volontario, racconta, trovava il proprio modo di servire: chi danzando, chi cucinando, chi giocando con i bambini, chi aiutando nella didattica.
“Mi ha stupito quanto le persone fossero aperte, accoglienti, amorevoli. Giovani e anziani, timidi ed estroversi, ricchi o poveri: ognuno ci ha donato qualcosa di unico.”
Attraverso gesti semplici condivisi tra volontari giapponesi e filippini, Risa ha scoperto che i piccoli atti d’amore costruiscono legami profondi, destinati a durare.
“La mia partecipazione al VOICA è stata un continuo lasciarmi plasmare da Dio attraverso gli altri. Vorrei imparare sempre più ad ‘essere argilla’, a vivere davvero secondo il precetto dell’amore.”
Un ponte tra Giappone e Filippine
Le storie di questi quattro giovani rivelano la stessa verità:
il VOICA non è solo una missione, ma un incontro.
Un incontro che accoglie trasforma, libera, rafforza.
Un incontro che rende possibile la profezia dell’amore e della speranza.
Un incontro che continua, anche dopo il ritorno a casa, nel desiderio di costruire un mondo più gentile.