Oggi vi invitiamo a unirvi a noi in un pellegrinaggio molto speciale — verso la prefettura di Kumamoto, sull’isola di Kyūshū, in Giappone.
Niente valigie da preparare, nessun passaporto da controllare: basta una poltrona comoda, una tazza di tè fumante e la disponibilità a lasciare che le parole si trasformino in immagini.

Ci metteremo in cammino insieme ai pellegrini, alle Suore Canossiane e ai membri dell’Associazione Laici Canossiani che hanno intrapreso questo viaggio di speranza, fede e gratitudine.
L’itinerario attraversa due chiese giubilari — la prima a Yatsushiro — e un parco memoriale costruito sul luogo di un martirio del XVII secolo.
Poi, la chiesa di Shimazaki, la cui architettura richiama la forma di un ciborio, dove una grande tela raffigura la preghiera finale dei martiri.

È un pellegrinaggio silenzioso, che nasce dalla celebrazione dell’Eucaristia e si intreccia con momenti di preghiera, incontri e racconti — con missionari irlandesi e italiani — in un continuo dialogo tra la lunga storia del cristianesimo in Giappone e il ritmo della vita quotidiana di oggi.
Siete pronti a seguirli?

Alla soglia del Giubileo

Il cammino verso Kumamoto si snoda lungo la strada che corre tra campi di riso dorato e colline boscose. Attraversando ampi fiumi, lo sguardo si perde sulle montagne di Aso, avvolte nella foschia del mattino, promessa di un’altra calda giornata d’autunno.

In un quartiere tranquillo della città industriale di Yatsushiro sorge una chiesa in stile europeo, dalle splendide vetrate istoriate: è una delle chiese designate per il Giubileo del 2025.
Ad accoglierci, con calore, il parroco — un missionario irlandese della Società Missionaria di San Colombano — insieme a un gruppo di parrocchiani. Entriamo in chiesa, sostiamo in silenzio, e poi ascoltiamo una breve presentazione sui martiri di questa regione.
Preghiamo insieme e cantiamo l’Inno del Giubileo in giapponese: un momento intenso, in cui si percepisce la comunione con coloro che scelsero di seguire Cristo anche a costo della vita, e con i pellegrini che ancora oggi arrivano da ogni parte del Giappone.
Un respiro universale, che unisce Roma alle comunità più lontane.

Dopo la preghiera, condividiamo un pasto semplice con il parroco e alcuni fedeli che, con gentilezza pacata, raccontano la loro vita familiare, il lavoro, la scuola.

Il cammino ci conduce poi verso un luogo più raccolto ma prezioso: il sito del martirio di due famiglie locali.
L’8 dicembre 1603, il samurai Ioannes Minami Gorō Zaemon fu condotto a Kumamoto e decapitato pubblicamentecome monito per gli altri.
Il giorno seguente, sua moglie e il figlio di sette anni furono crocifissi a Yatsushiro, insieme a Simon Takeda Gohyōe, sua madre e sua moglie.
Oggi, quel luogo è un piccolo parco memoriale, curato con amore dalla Società di San Colombano e dalla parrocchia locale.
Un altare, una targa commemorativa e semplici croci di legno, una per ciascun martire, sono le uniche tracce visibili di una fedeltà che, nel Seicento, costò la vita a uomini, donne e bambini di Kumamoto.

Nei primi anni del 1600, questa regione di Kyūshū era uno dei centri più vivi del cristianesimo giapponese.
A Yatsushiro, la benevolenza di alcuni signori locali permise una breve ma intensa fioritura della fede, prima che le persecuzioni si abbattessero.

Una luce che non si spegne

Il pellegrinaggio prosegue oltre il fiume, verso la città di Kumamoto.
Alla periferia, sorge la chiesa giubilare di Shimazaki, dove nel 1636 furono giustiziati il samurai Ogasawara Yosaburō Genya, sua moglie, i loro otto figli e tre servitori.

I pellegrini vengono accolti dal parroco — un missionario italiano dell’Istituto Saveriano — e dal gruppo parrocchiale che accompagna i visitatori.
Dopo la preghiera, ci viene mostrata la chiesa, progettata a forma di ciborio.
Una grande tela ritrae i martiri raccolti in preghiera prima della morte: volti limpidi, mani giunte, la luce che vibra sul pavimento.
In tutta la diocesi di Fukuoka, la memoria di questi testimoni è ancora viva.
Nel novembre 2008, Papa Benedetto XVI ha approvato la beatificazione di un ampio gruppo di martiri giapponesi, inserendo le vicende di Kumamoto nella più ampia geografia della santità del Paese.

Memoria e Speranza

Il Giappone custodisce le sue tradizioni con grazia silenziosa.
La vita religiosa si esprime attraverso gesti di semplicità e simbolo: il bagliore morbido delle lanterne di carta, l’acqua purificatrice davanti a un santuario, l’inchino alla soglia.

Accanto a questi gesti, piccole ma tenaci comunità cristiane continuano il loro cammino di fede, intrecciando il Vangelo con la trama della storia locale.
A Yatsushiro, per esempio, ogni novembre si celebra il Festival di Myōken: cavalli, mikoshi (i santuari portatili shintō) e danze tradizionali animano le strade.
Questo antico festival, oggi riconosciuto come patrimonio culturale immateriale del Giappone, ricorda che fede, memoria e luogo possono convivere in armonia.

Pellegrini di Speranza

Per i pellegrini canossiani del Giappone, questa giornata è stata molto più di un viaggio.
È diventata un cammino nella memoria: un modo per attingere forza dal coraggio dei martiri e dalla fedeltà silenziosa di chi, quattro secoli fa, rifiutò di rinnegare la propria fede.
Entrare in una chiesa che accoglie, sostare in un parco che ricorda, ascoltare storie di missionari lontani e di famiglie che ancora oggi testimoniano il Vangelo nella vita quotidiana — tutto questo si è trasformato in preghiera in movimento, in fede che cammina.

Al ritorno, il sole d’autunno tramonta sul mare di Ariake, e la luce della sera cala dolcemente sulla strada di casa.
Nel silenzio che segue, una verità rimane:
la speranza cresce ogni volta che la memoria diventa cammino.

E così, rendiamo grazie a Dio per le meraviglie che continua a compiere in Giappone, e preghiamo per avere la grazia di essere testimoni viventi del Suo Amore Provvidente — anche qui, in questa Terra del Sol Levante.