Il Sostegno a Distanza (SAD) Canossiano è un patto di fiducia, un percorso di crescita e valorizzazione dell’individuo e delle sue capacità: una persona o una famiglia si prende cura, a distanza, di un bambino o di una bambina nel loro stesso paese di origine, perché possa crescere, studiare, curarsi. Non è un aiuto generico: è un accompagnamento che mette al centro la dignità e la continuità e la concretezza, frutto della collaborazione tra le comunità locali, le scuole delle Missionarie Canossiane e le Madri Canossiane.

Oggi vi portiamo in Angola, dove questo patto cambia davvero la vita. Lo facciamo con gli occhi e la voce di Madre Bruna e Madre Maria Carla, due Madri che spendono la loro vita e le loro vocazioni per la missione.

Angola, Atlantico e polvere: il contesto che non si vede nelle statistiche

Luanda è una città distesa sull’oceano: la baia luminosa, l’Ilha con le case basse e i chioschi di pesce, poi le strade che risalgono verso quartieri dove l’acqua corrente non è garantita e la luce elettrica va e viene. L’aria porta il sale dell’Atlantico e, nell’entroterra, la polvere rossa che si alza al passaggio dei minibus.

Il Paese è ricco di risorse naturali, ma le famiglie ogni giorno vivono una realtà diversa: redditi bassi, prezzi che corrono, servizi pubblici fragili. Tra i grattacieli sul lungomare e i musseques (quartieri popolari o baraccopoli) dell’entroterra, il confine è una linea sottile che molte mamme attraversano ogni mattina, cercando di “fare giornata” vendendo i prodotti dei propri orti ai mercati all’aperto.

  1. Madre Bruna e l’inizio a Gol Sapù

Nel 1994 le Canossiane vengono chiamate dal Nunzio apostolico di Luanda (già di São Tomé) a fondare una nuova missione nella capitale. Angola e São Tomé, ex colonie portoghesi divenute indipendenti nel 1975: sull’isola la pace arriva presto; in Angola la guerra civile durerà anni. A Bairro Cassenda, a cinquecento metri in linea d’aria dall’aeroporto, comincia la presenza delle Madri.
La destinazione dove iniziare la scuola è però Gol Sapù, una grande periferia allora quasi deserta, dove migliaia di profughi in fuga dalle province si fermano e si costruiscono da sé: frasche, legni, lamiere; poi mattoni di cemento e terra rossa pressati a mano e seccati al sole, per quattro mura, una porta, una finestra. Sul terreno affidato alle Canossiane si alza un muro di cinta con un sorvegliante: bisogna proteggerlo.

La scuola nasce da terra: all’inizio si sta seduti per terra, si radunano i ragazzi per qualche ora di incontro e di istruzione. Una Madre fa la spola dalla città ogni giorno. Arrivano i container: diventano aule. Poi tettoie addossate al muro, perché gli alunni aumentano: 300, 600, 800… Finché si avviano i lavori del primo corpo scolastico da dieci aule. Con la Provvidenza — anche grazie a una laica di Villafranca (VR) — nasce la scuola dell’infanzia: prima la “Pre-Primaria”, poi le sezioni dei 4 e dei 3 anni.
La Primaria si allarga: dalla 1ª alla 6ª, poi alla 9ª; oggi la scuola arriva alla 12ª classe, con studenti pronti ad accedere all’università. Gli alunni sono circa 2.000: un brulichio di gioventù aperta al futuro. La scuola prende il nome di “S. Giuseppina Bakhita”, perché la santa africana — “Sorella Universale” — insieme a Santa Maddalena di Canossa vegli e sostenga questa opera.

Negli anni, la Provvidenza sostiene e continua a sostenere questa realtà attraverso offerte libere e Sostegno a Distanza— personale o di gruppo.

Ordinariamente dall’educazione dipende la condotta di tutta la vita.” — Santa Maddalena di Canossa

Le voci dal campo

“Abbiamo un elenco di cento poveri fissi: ogni mese un pacco alimentare, poi riprendiamo a cercare soluzioni per i malati, per la scuola, per gli anziani senza pensione.”
— Madre Maria Carla Panzeri, Luanda

“Il sostegno non è solo pagamento di una retta: è tempo, ascolto, continuità. Si conoscono i nomi, le storie, si veglia sulla frequenza a scuola, si fa rete con le mamme.”
— Madre Maria Bruna Niccolodi

Una vita con 40 euro al mese

Qui, 40 euro al mese possono essere l’unico stipendio: abbastanza per un sacco di riso o di fuba, non per tutto il resto. Capita che una mamma debba scegliere se pagare la retta o comprare le medicine; che un bambino resti fuori da scuola per mancanza di uniforme e quaderni; che un’anziana non si curi perché l’ospedale chiede materiali e farmaci da acquistare a parte.

Le nonne tengono insieme i pezzi quando i genitori non ce la fanno. I mercatini sono l’ossigeno quotidiano. La chiesa è piena di giovani, ma anche la fatica lo è: percorsi lunghi per l’acqua, ore in fila, trasporti affollati. In mezzo, i sogni: “che mia figlia studi”, “che mio figlio impari un mestiere”.

Dove agisce il Sostegno a Distanza (in concreto)

  • Scuola: iscrizione, materiali, uniforme, sostegno al percorso (frequenza, recuperi, tutoraggio).
  • Alimentazione: pacco mensile per le famiglie più vulnerabili, con priorità a mamme sole e anziani a carico.
  • Salute di base: visite, farmaci essenziali, supporto in caso di ricovero.
  • Stabilità familiare: micro-aiuti per evitare debiti che spingono i bambini fuori dalla scuola.
  • Rete educativa: collaborazione con la Scuola Bakhita e le comunità parrocchiali per seguire i minori nel tempo.

“Non servono grandi mezzi: serve costanza.

Un passo alla volta, ma sempre.”— Madre Bruna Nicolodi

 Approfondimenti

Per conoscere in dettaglio come opera il Sostegno a Distanza Canossiano a Luanda, leggere altre testimonianze e consultare i dati dei progetti, visita la pagina dedicata QUI