A qualche settimana dalla chiusura del Congresso Internazionale dei Laici Canossiani, “Con Maddalena pellegrini di speranza nel mondo”, tenutosi a Roma nel tempo di grazia del Giubileo della Speranza, riapro la cartellina azzurra con tutto il materiale cartaceo, relazioni, preghiere, segni e rifletto sull’enorme ricchezza di questa esperienza.
Circa sessanta laici appartenenti a venti paesi diversi, più Madri e Padri Canossiani animatori, hanno rappresentato realtà esistenti in ogni luogo raggiunto dalle missioni Canossiane, uniti dal Carisma, si sono incontrati per ascoltarsi, confrontarsi, trovare nuove strade da percorrere insieme.
Non posso non pensare a S. Maddalena che avrebbe voluto farsi polvere per raggiungere i confini della terra e portare Gesù dove non era conosciuto e perciò non amato. Noi, oggi, siamo dentro il suo sogno, nel disegno del Padre e, per il dono ricevuto, teniamo viva la fiamma perché non si spenga mai nel tempo e in tutto il mondo. Sono state giornate dense di momenti importanti, le relazioni sul tema affrontato saranno materiale prezioso per la formazione per i prossimi anni.
La mia testimonianza coglie quanto in me ha risvegliato il desiderio di continuare a sperare e ad essere speranza per gli altri. Premetto che mi è stata offerta la possibilità già dallo scorso anno, di collaborare, nel mio piccolo, con lo staff italiano che si è affiancato al Coordinamento Internazionale nell’organizzazione del Convegno.
Ciascuno ha apportato ciò che poteva nonostante l’ostacolo della lontananza, della diversità di lingua e cultura; non è stato facile, riconoscere nello stile dell’altro un nuovo passo a cui adeguare il proprio. Dietro queste giornate c’è stato un gran lavoro che non ha trascurato la cura sia degli aspetti pratici che quella legata alla preparazione delle liturgie, la scelta dei temi da approfondire e i relatori, la ricerca di modalità di risposta e dialogo efficaci.
Vorrei saper descrivere bene l’atmosfera che si è respirata durante il Convegno. Di solito non ci accorgiamo più dello straniero che abita alla porta accanto perché la nostra società è multietnica: in questo caso è stato diverso perché sentivamo di essere tutti uguali nella passione che ci aveva portato sin lì e questo ha esaltato la specificità di ciascuno.
Mi viene da pensare alla Pentecoste, quanta energia! Momenti di gioia con balli e canti coloratissimi di folklore, celebrazioni animate, unica lode al Signore! Sedere alla stessa mensa e condividere il pasto senza l’imbarazzo di non capirsi, credo che tutte queste cose insieme rendano il vissuto di quei giorni unico e indimenticabile. Porto con me tante esperienze bellissime!
Non è stato solo questo che mi ha colpito, ma anche momenti molto emozionanti. Ad esempio, la giornata dedicata al Pellegrinaggio Giubilare a San Pietro, che è stata tanto attesa. Un regalo senza misura la Celebrazione Eucaristica presieduta dai Padri Canossiani nella maestosa Basilica, all’altare vicino al quadro di Santa Maddalena, luogo riservato al nostro gruppo: da lì è sembrato che lei ci accogliesse per abbracciarci tutti e infonderci coraggio.
Nell’omelia Padre Francesco, ci ha ricordato quale fosse il nostro roveto ardente, quale la nostra fiamma, nel battesimo la chiamata alla vocazione per essere sale e lievito nel quotidiano, tra i piccoli, quelli capaci di accogliere, come Maria, donna di speranza.
Dopo, nonostante un caldo esagerato e la fatica per aver percorso tanta strada, soprattutto per chi era più avanti con l’età, abbiamo intrapreso il cammino per giungere alla Porta Santa e oltrepassarla, in preghiera, insieme, ciascuno con l’intento di consegnare al Signore i toni grigio scuri della sua vita per ritrovare la luce chiara della speranza in una rinascita.
I temi del Congresso: laicità e sinodalità
La speranza e la sinodalità sono stati poi, nelle relazioni, gli argomenti sui quali si è posto maggiormente l’accento. Il mio focus sono stati gli interventi di Erica Tossani, direttrice della Caritas Ambrosiana e Luigino Bruni, economista del Movimento dei Focolari. La prima ha reso patrimonio comune la sua esperienza di facilitatrice all’ultimo Sinodo Universale dei Vescovi: certamente una rivoluzione rispetto al passato che non prevedeva la partecipazione dei laici ad un evento simile, un cambiamento importante, una maggiore apertura al mondo.
Riferendosi poi a quanto detto da Papa Francesco sulla sinodalità, l’ha descritta come la postura che la Chiesa pellegrina in cammino verso il terzo millennio dovrà assumere. Anche Papa Leone XIV da subito ha confermato nei suoi interventi di continuare questo processo di cambiamento.
Luigino Bruni poi, parlando di speranza, quella cristiana, ha ricordato il profeta Geremia che ha vissuto la fatica di avvisare il popolo d’Israele che ci sarebbe stato presto la deportazione in Babilonia: non è stato creduto, è stato disprezzato, la sua profezia però è stata vera; una piccola parte del popolo è ritornato in patria e da essa è disceso il Messia.
Dopo un bellissimo affresco su come lo stesso Gesù abbia vissuto la laicità nella bottega come falegname e abbia chiamato i suoi discepoli mentre lavoravano, Luigino ci ha esortato ad essere sale e lievito con la nostra vita. Situazioni dove non si vede una soluzione sono l’humus fertile per una nuova vita. La situazione oggi è la stessa, anche noi siamo il piccolo resto.
Quindi anche per noi inseriti nei diversi contesti di vita, si pone il grande quesito: come rispondiamo oggi alla stessa chiamata nel nostro quotidiano?
Nei giorni successivi, a riepilogo dei contenuti appena esposti, si è cercato di dare un riscontro concreto, personale e collettivo con un lavoro laboratoriale.
Il laboratorio è stato introdotto dal passo evangelico delle Beatitudini e dalla esperienza di Bakhita, sorella universale, che con le beatitudini ha vinto la schiavitù; in seguito ciascuno, su un cartoncino colorato a forma di impronta, dopo uno scambio di esperienze nel gruppo, ha scritto della sua speranza, della sua passione nel cercare ancora la strada. Questi piedi sono stati poi posizionati intorno all’altare della Cappella dove ogni sera si celebrava la Santa Messa, su di un apposito percorso segnato da un drappo che, come una scia luminosa, simboleggiava proprio un cammino all’ambone. Sulla strada oltre a tutti i piedini colorati c’erano anche le indicazioni con le direzioni da seguire: via della mitezza e umiltà, via della gioia e bellezza, via della dolcezza e della pazienza, via della misericordia e la pace, via del silenzio e preghiera. Il risultato finale è stato, non solo un’icona del titolo del Convegno “Con Maddalena pellegrini di speranza”, ma anche la profezia del piccolo popolo che porta in se i semi di una vita nuova.
( Mariapia Raja, Foggia, Italia)