Questo mese di settembre ha una sfumatura speciale, perché è dedicato a Maria ai piedi della Croce, uno dei momenti più profondi e rivelatori della sua vita e della vita di suo Figlio, Gesù. È il mese per contemplare lo scambio dell’Amore — con la maiuscola —, perché ci troviamo sul Calvario, quel luogo dove il cielo e la terra si toccano, dove lo sguardo della Madre e lo sguardo del Figlio si incrociano in un silenzio che dice più di mille parole.
Lì, mentre si vive di dolore, vengono pronunciate le parole essenziali e profonde: “Donna, ecco tuo figlio”, “Ecco tua Madre”. Un testamento d’amore consegnato dalla Croce, un’eredità che trascende il tempo e che raggiunge anche noi oggi, perché in quel discepolo che rimane accanto a lei, Maria accoglie tutti noi come figli.
Ci sono momenti in cui il silenzio si fa presente, e la situazione parla da sola. Non servono discorsi: l’Amore si manifesta nel suo massimo splendore perché si tratta, semplicemente, di rimanere, di restare, di non fuggire quando tutto spinge ad allontanarsi.
Maria non può cambiare ciò che sta accadendo. Sicuramente, come madre, non vuole che suo Figlio soffra; vorrebbe allontanarlo dalla croce, liberarlo dal dolore, proteggerlo come ha fatto tante volte da Betlemme a Nazareth. Ma accetta, perché intravede un progetto più grande, un disegno di più ampia portata: la nostra salvezza. Il suo “sì” pronunciato nell’Annunciazione si conferma ora, nell’ora più buia, con un “sì” ancora più costoso.
Maria non toglie la croce a Gesù — non può né pretende di farlo —, ma si assicura che Gesù non sia del tutto solo su di essa. Questo è il suo modo di amare: non risolvere, non sistemare, non spiegare, ma esserci. Stare in piedi, ferma, sostenuta dalla fede anche quando la speranza sembra svanire.

Il Calvario è la scuola dove si impara ad amare. È la scuola dove si impara a contemplare, a rimanere quando non sappiamo cosa dire, a esserci quando non possiamo sistemare nulla, a esserci … semplicemente perché amiamo.
Quante volte, nella nostra vita, ci troviamo di fronte a un dolore che non possiamo alleviare: la malattia di una persona cara, una perdita irreparabile, la sofferenza altrui che ci travolge. E scopriamo che non sempre servono le parole giuste né la soluzione perfetta. A volte, l’unica cosa che si può fare — e l’unica cosa necessaria — è esserci. Accompagnare in silenzio. Sostenere con lo sguardo. Restare, come Maria, ai piedi della croce di chi soffre.
Questo settembre, dunque, è un invito a guardare Maria in piedi accanto alla croce — Stabat Mater, colei che rimane in piedi — e a imparare da lei quell’amore silenzioso, fedele e costante, che non ha bisogno di capire tutto per continuare a donarsi. Un amore che non pretende risposte immediate, che non fugge dal dolore altrui, ma che resta: presente, discreto, saldo.
Che in questo mese possiamo riscoprire la nostra vocazione di “esserci”: stare ai piedi delle croci di chi ci circonda, essere anche noi, come il discepolo amato, figli che accolgono Maria nella propria casa e imparano da lei l’arte di amare fino alla fine.