C’è una storia di riscatto, libertà e speranza incrollabile che viaggerà dal mondo canossiano e dall’Africa profonda fino al cuore tecnologico dell’Asia. Il Comitato organizzatore locale di Seoul ha annunciato i cinque santi patroni della prossima Giornata Mondiale della Gioventù (GMG), in programma dal 3 all’8 agosto 2027. Tra i grandi nomi scelti per accompagnare i ragazzi di tutto il mondo, spicca con forza la figura di santa Giuseppina Bakhita, la schiava sudanese diventata madre canossiana e simbolo universale di una fede capace di vincere ogni sofferenza.

La scelta di Bakhita, insieme a giganti come Giovanni Paolo II, il martire coreano Andrea Kim Taegon, la missionaria Francesca Saverio Cabrini e il “santo dei social” Carlo Acutis,  non è casuale. Nasce da un lungo sondaggio nazionale partito a fine 2024 tra i giovani coreani ed educatori, e risponde al tema stesso della GMG 2027, tratto dal Vangelo di Giovanni: “Abbiate coraggio, io ho vinto il mondo”.

Perché i giovani hanno scelto Bakhita

In un mondo spesso segnato da nuove forme di oppressione, ansie per il futuro e ferite interiori, la vita di Giuseppina Bakhita (1869-1947) parla la lingua della vicinanza. Rapita da bambina, venduta più volte come schiava e sottoposta a indicibili crudeltà, una volta liberata e divenuta Madre ha saputo trasformare il dolore in una testimonianza radiosa di libertà e perdono.

Il Comitato l’ha presentata ufficialmente come: «Testimone di speranza, libertà e fede trasformata attraverso la sofferenza». 

Per due mesi, un gruppo di giovani volontari coreani ha studiato a fondo la sua spiritualità, creando una preghiera dedicata e un simbolo grafico che racchiuda il messaggio che questa straordinaria donna africana offre ai ragazzi di oggi.

Un legame che supera i confini

Come sottolineato dall’Arcivescovo di Seoul, monsignor Peter Soon-taick Chung, questi patroni «abbracciano continenti e generazioni, offrendo un percorso concreto per vivere la fede nelle realtà che i giovani affrontano oggi». La presenza di una santa africana in una GMG asiatica dimostra quanto l’esperienza del dolore e della rinascita sia universale.

Anche il cardinale Kevin Farrell, prefetto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, ha espresso l’auspicio che la storia di Bakhita possa ispirare i ragazzi, «specialmente in contesti segnati da difficoltà e persecuzioni, a vedere che la santità non è un ideale lontano».

Emanuele Pini