Un clima di entusiasmo, fede e condivisione ha animato la Giornata della Gioventù Vicariale che ha riunito a Quezon, nelle Filippine, oltre trecento giovani provenienti dalle sette parrocchie del Vicariato di San Domenico. L’incontro è stato un’occasione per ritrovarsi, pregare insieme e riscoprire la chiamata che ogni giovane cristiano è invitato a vivere nella propria vita.

Situata nella provincia di Nueva Ecija, nel cuore dell’isola di Luzon, Quezon è una delle numerose comunità che formano questa regione agricola conosciuta come il “granaio di riso” delle Filippine. Tra risaie, piccoli centri abitati e parrocchie molto vive, la Chiesa locale svolge un ruolo importante nell’accompagnare la crescita umana e spirituale dei giovani, offrendo spazi di formazione, incontro e servizio.

Proprio in questo contesto si è svolta la giornata dedicata ai giovani del Vicariato, che ha voluto essere non solo un momento di festa, ma anche un’occasione per riflettere sul proprio cammino di fede.

“Rinnovati in Cristo, chiamati e inviati”

L’incontro si è aperto con la celebrazione della Santa Messa, cuore della giornata e momento in cui i partecipanti hanno affidato a Dio il cammino personale e quello delle loro comunità.

I giovani sono stati guidati nella riflessione da un sacerdote dei Missionari del Sacro Cuore che ha centrato il suo intervento su  “Rinnovati in Cristo, chiamati e inviati come un tutt’uno”: ha invitato i giovani a riscoprire la propria identità cristiana come sorgente di rinnovamento personale e comunitario. Essere rinnovati in Cristo – egli ha sottolineato – significa lasciarsi trasformare dal Vangelo per diventare testimoni credibili nella vita quotidiana: nella famiglia, nello studio, nel lavoro e nei diversi ambienti della società.

Storie di vocazione: quando la chiamata diventa vita

Tra i momenti più attesi dell’incontro, un talk show vocazionale che ha offerto ai giovani l’opportunità di ascoltare testimonianze dirette di consacrazione e servizio. Tra gli ospiti, suor Joan H. Sierra, Figlia della Carità Canossiana, insieme a una religiosa delle Figlie di Nostra Signora del Sacro Cuore e a un sacerdote religioso.

In un dialogo semplice e coinvolgente, gli ospiti hanno raccontato il proprio cammino vocazionale: le domande iniziali, le difficoltà affrontate durante la formazione e la gioia di scoprire, passo dopo passo, la chiamata di Dio nella propria vita.

Le loro testimonianze hanno mostrato ai giovani come la vocazione non sia soltanto una decisione improvvisa, ma un percorso che cresce nel tempo, attraverso l’ascolto, il discernimento e la fiducia nella guida del Signore.

Prima della conclusione dell’incontro, suor Sierra ha lasciato ai giovani una parola di incoraggiamento: “Ogni volta che ti trovi di fronte a due buone scelte, scegli quella che ti avvicinerà a Dio.”

Un invito semplice, ma profondo, che richiama l’importanza del discernimento nella vita cristiana.

Segni di una missione da vivere

Al termine della giornata, i partecipanti hanno ricevuto alcuni semplici segni da portare con sé: tra questi, una fotografia del giovane beato Carlo Acutis, testimone di una fede vissuta con autenticità anche nell’era digitale.

Insieme alla fotografia, anche una maglietta con la scritta “Amare e Servire”, un motto breve, ma capace di riassumere l’essenza della vita cristiana e della missione affidata a ogni battezzato.

Attraverso momenti di preghiera, ascolto e condivisione, la Giornata della Gioventù Vicariale si è così trasformata in un’esperienza di comunione e di rinnovamento, un’occasione per ricordare ai giovani che la fede non è un cammino solitario, ma una storia che si costruisce insieme, nella Chiesa e nella vita di ogni giorno.