Uno scroscio di applausi. Poi, come una scarica elettrica di entusiasmo, entra in scena don Marco Pozza. E da quel momento l’atmosfera cambia. Il sacerdote vicentino, cappellano del carcere di Padova e volto noto della TV, ha dato il via all’evento per i 25 anni della Canonizzazione di Santa Giuseppina Bakhita, a Schio, con la forza contagiosa di chi parla di fede come si parla di vita.

Proprio lì, nella terra che custodisce il ricordo della Santa, don Marco ha invitato a riscoprire “la santità delle piccole cose”: quella che non fa rumore, ma costruisce il bene ogni giorno. “Non servono gesti eroici – ha ricordato – basta fare con amore anche ciò che sembra insignificante”. Parole semplici, ma che hanno acceso più di un sorriso e qualche emozione negli occhi dei presenti.

L’evento è nato dalla collaborazione tra le Figlie della Carità Canossiane, la Fondazione Canossiana VOICA, l’Associazione Bakhita di Schio e il Comune di Schio: una squadra compatta, animata dallo stesso spirito di servizio. E si è sentito!

La giornata si è aperta con i saluti istituzionali della Madre Generale e della Superiora, poi via con il talk di don Marco. Energia pura: ironico, diretto, a tratti poetico, ha parlato di santità concreta, di vita vera, e ha raccontato il suo legame personale con Bakhita – un “debito di riconoscenza”, come lo ha chiamato lui –  legato a un piccolo grande miracolo di famiglia. Un racconto che ha commosso molti. Perché quando la fede diventa racconto autentico, non resta astratta, ma scende in platea e si siede accanto a te.

Poi, un altro momento intenso: la commemorazione della signora Lollato, una signora di Schio che ha deciso di donare tutti i suoi beni alla causa di Bakhita per sostenere progetti in Africa.
L’avvocato esecutore testamentario ne ha tracciato un ritratto dolce e vero: una vita discreta, fatta di sorrisi e di piccoli gesti buoni, proprio come la santità di cui si era appena parlato. Un filo invisibile univa le due storie: quella di Bakhita e quella della signora Lollato.

La Fondazione Canossiana VOICA ha poi raccontato come quel dono si sia trasformato in progetti concreti di educazione, salute e formazione nelle comunità africane. E l’Associazione Bakhita di Schio, con passione e orgoglio, ha condiviso la sua esperienza e i suoi progetti in Sudan, ricordando che il legame tra Bakhita e Schio non è solo spirituale: è vivo, attuale, pulsante.

La giornata è culminata con la S. Messa solenne celebrata da don Marco insieme ai Padri Canossiani e ai sacerdoti delle parrocchie limitrofe.
L’omelia? Un piccolo spettacolo di vita e fede, con quella sua capacità rara di far sorridere e riflettere nello stesso istante. Il coro africano ha dato voce al mondo di Bakhita con canti pieni di ritmo e speranza, mentre durante l’offertorio madri, laici e bambini — alcuni con abiti tradizionali africani — hanno portato i doni all’altare: una scena che parlava di unità, senza bisogno di parole.

A chiudere, un buffet comunitario preparato con cura dalle Madri Canossiane.
Tavoli imbanditi, risate, strette di mano, bambini che corrono: una festa vera, familiare, come quelle

che riconciliano con la vita.
Un finale perfetto per una giornata che ha ricordato a tutti che la santità non è inarrivabile, ma nasce nelle pieghe della quotidianità, tra un gesto gentile e un sorriso regalato.